Da Flavia Bernardi di Nerviano (Mi) riceviamo e pubblichiamo ringraziandola del suo contributo.
Giorgia, giovane paziente affetta da 2 anni da un tumore al rene e successive metastasi polmonari, surrenali, epatiche, ossee che le causano una paraparesi per crollo di D10. Le algie sono inizialmente la sintomatologia più importante e con la terapia farmacologica si riesce a controllare il dolore spontaneo ma non quello incidente che emerge ai cambi di postura e nei trasferimenti letto-carrozzina-poltrona. Il medico palliativista richiede l’intervento della fisioterapista per valutare come la paziente si muove, come viene mobilizzata e per addestrare i familiari che la assistono.
Giorgia con un eloquio un po’ rallentato descrive quali siano le posizioni più critiche, parla del dolore posturale, causato dal mantenere a lungo la stessa posizione. E’ paralizzata dall’idea di sentire ancora quelle fitte che le tolgono le poche forze che le restano, che “le tolgono la voglia di vivere”. Sta in decubito laterale destro rivolta verso il centro del letto da una mezz’ora e comincia ad avvertire già un certo fastidio, l’anticamera del dolore è al trocantere destro. La madre preoccupata le chiede se vuole essere girata . Lei vorrebbe stare sulla sua poltrona reclinabile, in salotto, dove si concentra maggiormente la vita sociale della famiglia e non bloccata in quel letto Le propongo di mettere un guanciale fra le gambe flesse e cercando di muovere il cingolo pelvico in parallelo con quello scapolo-omerale, passa alla posizione supina e poi sul fianco sinistro. Così il movimento le sembra un po’ meno doloroso, ma l’astenia generale che la invade la obbliga a riposare un po’.
Approfitto per proporre e fare uno massaggio leggero (lateral movement), uno sfioramento circolare, lento, continuo al trocantere destro, gesto che la paziente gradisce molto: comincia a fidarsi. Dopo una decina di minuti le propongo di mettersi seduta, faccio scendere le gambe dal letto e la aiuto verticalizzare il tronco con moderate algie . Sta seduta da sola con doppio appoggio posteriore e lentamente realizza che forse può tentare di andare in carrozzina. Mi studia, mi accovaccio davanti a lei, spiego a lei e alla madre come penso di farle fare il trasferimento. Si fidano, viene accostata la carrozzina , tolto il bracciolo e i predellini. Le spiego che non deve andare in piedi, sarà sufficiente piegare in tronco in avanti, appoggiandosi a me, la madre sposta con cautela il bacino dal letto alla carrozzina con un movimento orizzontale e.. già fatto!!!Dopo aver riposizionato bracciolo e predellini, aggiunto qualche cuscino dietro la schiena raggiungiamo l’adorata poltrona. Il trasferimento qui risulta un po’ più difficoltoso e un po’ meno indolore per la presenza dei braccioli fissi . Giorgia è contenta del suo traguardo raggiunto e ricerca una posizione confortevole azionando il comando elettrico. E’ molto stanca e non si sente di fare altro, vuole solo un po’ di benessere per stare in pace nel suo salotto. Quando sembra abbia trovato la posizione giusta le do un po’ più di confort con l’approccio anteriore.
Nei giorni successivi Giorgia controlla sempre meno il tronco da seduta, l’astenia sembra essere il sintomo più disturbante; ogni minimo movimento costa molta fatica, Giorgia accetta di utilizzare un letto articolato che fa mettere in salotto al posto della sua poltrona. Quando arrivo mi dice “ ti aspettavo, ho fame di movimento ma sono troppo stanca per muovermi”. Iniziamo con il care articolare delle principali articolazioni, poi passiamo alla mobilizzazione passiva di tutte le articolazioni, lentamente e poco, quel poco che basta a lei. A volte il sopore la raggiunge prima dell’approccio anteriore.