Osservando il movimento umano, possiamo affermare che il gesto, la posizione o l’azione agiti nel corso di una relazione, costituiscono la più significativa espressione della complessità del vissuto di una persona, ne manifestano le caratteristiche motorie, intellettive e psichiche, e richiamano l’interesse dell’osservatore, proprio perché riguardano le basi culturali dell’uomo e si esprimono in linguaggio comprensibile tra le persone di un medesimo gruppo culturale.
Il movimento riesce spesso a comunicare e a far riconoscere l’appartenenza ad un diverso gruppo sociale o etnico, la personalità, il livello intellettivo, l’orientamento etico e altre caratteristiche di quella persona.
Gli aspetti comunicativi e simbolici del movimento e del gesto sono particolarmente sentiti ed elaborati nelle culture primitive, come lo furono in passato anche nella nostra cultura occidentale. Nella storia si nota infatti lo sviluppo di una codificazione del gesto e del movimento in rituali dal significato convenzionale. Fin dai precetti dell’antica arte retorica romana, il gesto fu ritenuto un fattore non solo degno di studio, ma anche di una precisa normativa. Dal IV all’XI secolo, la cultura cristiana che andava emergendo e consolidandosi, impose prima la censura e quindi la stretta osservanza della ritualizzazione come raccomandato dai Padri della Chiesa (San Girolamo, sant’Agostino, san Gregorio Magno, sant’Ambrogio). L’esigenza di diffondere un nuovo codice morale ed un nuovo lessico gestuale che rispondessero ai precetti religiosi, attribuì alle rappresentazioni pittoriche e plastiche del divino l’unica dignità della ieraticità, dell’eterna onnipotenza e quindi dell’immobilità. Il gesto era già da allora visto come comunicazione dei movimenti dell’anima, ma soprattutto come identificazione di una natura umana, che si intendeva invece mortificare o, comunque, sottoporre a disciplina. Dal XII secolo inizia la rivalutazione culturale del gesto, anche se ancora fortemente normato secondo il contesto: nei rapporti diplomatici, ad esempio, un cerimoniale non ambiguo poteva mostrarsi di una certa utilità quando la differenza tra fare oppure no un certo gesto poteva valere la testa di chi lo compiva (J.C. Schmitt, 1990).
Il significato di queste liturgie non è del tutto scomparso nei secoli: secondo le ipotesi di studiosi di antropologia (C. Levi Strauss,1966), sembra perfino che l’uomo contemporaneo si attenga tutt’oggi a rituali gestuali che appartengono agli albori della nostra storia culturale, pur svuotati del significato originario. Alcuni di questi sono così ancestrali da poter essere addirittura rintracciati nel comportamento animale (K. Lorenz 1952, D. Morris 1990).
Oltre a questo bagaglio gestuale espressivo e comunicativo ereditato dalla specie e dalla cultura del suo gruppo, ognuno di noi possiede un codice motorio personale, che viene costruito durante il proprio sviluppo, che è legato alle sue caratteristiche biologiche ed alle sue esperienze affettive, come una sorta di stile che lo distingue e lo identifica (A.Berthoz 1998). Tanto che laddove viene richiesto l’annullamento delle istanze personalistiche, ad esempio nelle attività militari, è necessario che i movimenti siano omologati.[1] Quindi, tale codice è personale, è del tutto caratteristico di una persona ma può modularsi a scopo comunicativo e relazionale.
Uno degli aspetti che per noi riveste maggiore rilevanza è che la trasmissione dell’eredità gestuale, come lo sviluppo personale dello stile motorio rimangono essenzialmente inconsci. Essi sono il paradosso visibile e inconsapevole della nostra personalità. Le modalità espressive sono oggetto di studio ed interpretazione in diverse scienze, come la storia, l’antropologia, l’etologia, ma anche la filosofia e la psicologia tese ad interpretare il significato dell’espressività gestuale della comunicazione verbale e di quella affettiva nel rapporto tra l’uomo, l’ambiente e il mondo.
Bibliografia
A.Berthoz (1998) Il senso del movimento. McGrow-Hill
C. Levi Strauss (2008) Il crudo e il cotto, Saggiatore.
K. Lorenz (1994) L’anello di re Salomone, Adelphi
D. Morris (1990) La scimmia nuda. Ed.Bompiani tascabili,1990
J.C. Schmitt (1990) Il gesto nel medioevo, Laterza
[1] Ma anche nei regimi o, in contesti da noi più comuni, quando si diffonde un comportamento che ci rende socialmente accettati.