Luglio 10, 2008...4:19 pm

Corpo, intimità, nudità

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Riceviamo da Gianangelo Palo questo articolo che volentieri pubblichiamo con il sottotitolo dell’Autore:

Riflessioni di un navigante in psicoanalisi nei flutti delle professioni di cura.

Un mio paziente fisioterapista, quasi alla fine di una psicoterapia ben riuscita, mi parla del contatto, riferito al toccare i suoi pazienti, elemento indispensabile della sua tecnica fondata proprio sulla manipolazione corporea. Il toccare è inserito in una lunga riflessione sul sentire collegato a questa operazione, sulla necessità di una sintonia e di una dimensione relazionale indispensabile a un corretto agire terapeutico. I collegamenti tra il mondo analitico sono subito evidenziati da una serie di associazione sul contato con l’analista visto come la condizione indispensabile per fare una sana psicoterapia. Il mettersi a nudo corporeo del paziente fisioterapico si collega con il mettersi a nudo psichico necessario e indispensabile in ogni operazione psicoanalitica.

Si prosegue quindi nel gioco delle assonanze tra i due mondi in una proficua mobilitazione di linguaggi e delle immagini che uniscono il vissuto del paziente e quello dell’analista ormai in sintonia tra le due professionalità.

A un certo punto il paziente dopo un po’ di silenzio pronuncia la parola contatto con un trattino con-tatto e apre una fulminante riflessione etica sulla necessità che il contato sia fatto con tatto. La stessa parola diventa veicolo di un comportamento e di una dimensione etica. Il contatto è necessario, ma deve essere fatto con una modalità particolare pena la violazione della intimità e della nudità del soggetto. La modalità particolare possiamo definirla con un termine molto appropriato. Stile.

Lo spartito si gioca ancora sul versante fisioterapico e su quello psicoterapeutico.

  • Fisioterapico: il contato col corpo deve avvenire con la consapevolezza della delicata operazione che si sta portando avanti. Il paziente si trova in una situazione di bisogno e di sottomissione a un operatore che lo sta curando Il curare rimanda a un’esperienza di presa in carico che risveglia antichi ricordi sia positivi che forse negativi. Il contatto corporeo può favorire la cura o può anche ostacolarla, allorché sia vissuto come una violazione di un territorio privatissimo che non si vuole mettere in comune con altri, anche se si è obbligati a farlo.

Si apre qui un ampio capitolo sulla necessaria preparazione del fisioterapista che deve essere allenato a sentire queste emozioni, a padroneggiarle e a coglierle anche nell’altro. In questo modo lo psicoanalista può essere di aiuto al fisioterapista nella esplicitazione e nel vissuto analizzato di questi sentimenti.

  • Psicoterapeutico: ma la tessa cosa vale per lo psicoanalista che non tocca il corpo ma tocca sempre la psiche se interviene in maniera profonda.

La nudità fisica allora diventa il paradigma della nudità psichica e la difficoltà a svestirsi diventa il terrore del mettere a nudo i propri sentimenti, le proprie emozioni e la propria sensibilità. 

Questa introduzione narrativa, che prende lo spunto da un’esperienza di cura, vorrebbe fare da premessa a un discorso più articolato che verte su queste parole: Corpo, intimità.

 CORPO

La riflessione sul corpo è immensa e non basta un libro a contenerla. Si po’ riassumere in un’accezione tradizionale che vede il soggetto come uno che ha un corpo o quella che vede sempre il soggetto come uno che è il corpo. Le due proposizioni guidano una riflessione diversa che si traduce in un’etica diversa e in una simbolizzazione diversa.Avere un corpo significa un po’ cosificarlo, considerarlo una macchina, procedere in una distinzione anima corpo, mente corpo, psiche carne.Essere un corpo significa ricomporre gli elementi che possono essere accentuati in maniera diversa ma che mantengono una loro profonda unità e un’impossibilità di distinzioni assolutizzanti.

Ma tutto questo si traduce in un comportamento diverso. 

  • Se il mio corpo è una cosa o una macchina ed io sono colui che a vario titolalo devo curare, io dovrò essere un buon meccanico, dovrò scomporre i vari pezzi e poi saperli riunire in un distacco appunto da meccanico. Il corpo non sarà più nudo e non ci sarà intimità, le regole saranno subordinate a dei protocolli che dovrò scrupolosamente osservare e il mio mondo si chiuderà esaurendosi nell’applicazione di rigidi paradigmi uguali per tutti.
  • Se io sono il mio corpo curerò in modo diverso, non tralascerò i paradigmi, ma saprò sottoporli al vaglio della mia individualità e di quella del mio paziente. Entrerò in dialogo con lui come persona e non come cosa, sarò influenzato un po’ anche dai miei e dai suoi sentimenti. Considererò la mia e la sua nudità come una miniera di mistero e qualcosa che mi aiuterà ad andare OLTRE i paradigmi, anzi saprò a volte inventarne di nuovi pronto poi a sottoporli al vaglio della sperimentazione.
  • La prima posizione obbedisce a un’etica rigida, con norme precise e spesso immutabili. Si fonda su di un’epistemologia della linearità.
  • La seconda posizione obbedisce a un’etica più duttile, più umana perché più limitata, più attenta alla ferita dell’uomo e meno invasata di assoluti. In questa prospettiva l’uomo è un essere mancante, che deve vestirsi per sopperire alle sue deficienze ma che sa mettersi a nudo, qualora trova le condizioni per poterlo fare senza soccombere o essere distrutto.

INTIMITA’

Intimo significa vicino, vicinanza di corpi, si usa anche per esprimere una dimensione sessuale, vicinanza di emozioni di sensazioni. Contatto. Ancora una volta questa parola magica rivela la sua forza. Intimità è un contatto, ma quale contatto. Quello di corpi che si avvinghiano in una situazione pornografica, dove in questa accezione pornografia non è una categoria morale ma un’espressione di scissione tra corpo e psiche là dove il piacere sessuale si riduce a una gamma di sussulto fisico e la partecipazione emotiva, mai mancante del tutto, si appiattisce su una dimensione quasi esclusivamente corporea: non penso che si possa applicare l’oggettivo intimo a una rappresentazione pornografica .In- timo è qualcosa che riguarda l’emozione, è il sangue che si muove(etimologia di emozione), è l’unione di psiche e corpo che esplicano tutte le loro potenzialità più profonde.

Può un’azione terapeutica essere intima?Secondo la mia accezione non può non esserlo pena la sua irrilevanza. Si tratta poi di dosare questa intimità sia a livello del terapeuta che del paziente secondo gli stessi criteri etiche rilevati per il con-tatto.

Anche qui si tratta di seguire un orientamento diverso che si deve tradurre in uno stile, un modo di fare che è in sintonia con un modo di essere.

Forse anche questa si può definire un’intimità, là dove il proprio modo di pensare si fa carne e diventa azione, si fa etica.

 

 

 

 

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